Quando i giornalisti facevano a gara per entrare nel "Fans Club Cupola"
Da Tosatti a Biscardi, da Scardina a Melli, da Venerato a Sposini: tutte le miserie di una categoria pavida e compiacente verso il Mammasantissima Big Luciano
Fabrizio Maffei, ex direttore della Tgs Rai: la sua Domenica Sportiva era il regno di MoggiMercoledì, 18 Aprile 2007
(Vi riproponiamo il capitolo "Moggi e i giornalisti" tratto dal libro " [URL=http://www.paoloziliani.it/scheda_libro.asp?id=1]Calcio Truccato [/URL]", di Paolo Ziliani, edito da Press Tv nel giugno 2006. Tanto perchè nessuno dimentichi che all'edificazione della gigantesca piramide di melma eretta da Moggi, nei suoi 12 anni di Juve, nella piazza principale del Pianeta Pallone, ha contribuito - con palettate d'autore - anche la benemerita categoria dei giornalisti sportivi; o almeno di molti, quelli che dopo uno Juventus-Milan 0-0 - arbitro Bertini - o Chievo-Inter 2-2 - arbitro De Santis - non esitavano a dare un bel 6 in pagella agli arbitri...).
"Ma quant'è potente Luciano Moggi, e fin dove riesce ad infilare i suoi tentacoli se lunedì 15 maggio l'assemblea sindacale di Rai-sport si riunisce nel confronto più duro, imbarazzante e destabilizzante della storia della testata giornalistica sportiva di mamma-Rai? Da quando i giudici di Napoli hanno messo nero su bianco che “attraverso il condizionamento di talune trasmissioni televisive (ad esempio Il Processo di Biscardi che va in onda sull'emittente La7) o di singoli giornalisti o commentatori del servizio pubblico o di altre emittenti private (Ignazio Scardina, Giorgio Tosatti, Ciro Venerato, Franco Melli, Lamberto Sposini, Gianni Di Marzio, Tony Damascelli, Mauro Sandreani), venivano favoriti gli interessi del sodalizio, o comunque di chi opera per esso, danneggiando chi invece ne ostacola la realizzazione (...) perché, in particolare, attraverso il giornalista Ignazio Scardina venivano eseguite finalità di tutela del gruppo rispetto al pericolo rappresentato dalle dichiarazioni accusatorie che avrebbe potuto fornire alle Autorità Giudiziarie l'ex presidente dell'Ancona, Ermanno Pieroni, che veniva indetto a non assumere tale atteggiamento in cambio di vantaggi economici e dell'incarico di direttore sportivo dell'Arezzo Calcio...”; e da quando Enrico Varriale, membro del cdr di Rai-sport nonché conduttore di “Sabato Sprint”, ha lanciato un duro j'accuse ai colleghi della “Domenica Sportiva”, definita da Varriale “la casa della Juventus”, in casa-Rai è scoppiata la guerra. Paolo Francia, direttore di Rai-sport fino al 2003, in un'intervista al Corriere della Sera ammette: “Pressioni di Moggi e della Juventus? Posso rispondere per il periodo della mia direzione, dopo non saprei dire. Sì, ci furono e anche costanti. La loro preoccupazione principale era ovviamente la gestione delle moviole. Ma io me ne fregavo. Anche perché Moggi mi cercava proponendo di incontrarci, ma io ho sempre evitato”. Continua Francia. “La Juventus provò a impormi come commentatore l'ex portiere bianconero Rampulla. Sarà anche un bravo ragazzo, ma non è certo un opinionista. Dissi di no. Moggi e gli altri diventarono furibondi quando invece presi Boniek alla Domenica Sportiva e poi Ivan Zazzaroni. Soprattutto Boniek li mandò in bestia. E lo stesso accadde con Aldo Agroppi che indicai per Dribbling proprio mentre il mio incarico stava finendo”. Francesca Sanipoli, giornalista sportiva Rai che per due anni non riuscì più a seguire la Juventus dopo aver realizzato un'intervista alla moglie del presidente della Roma, Sensi, molto critica nei confronti della Juventus, dice papale papale al Manifesto: “Alcune settimane fa una persona vicina alla Juventus mi ha detto che per quell'incidente Moggi non era più arrabbiato:e allora ho capito. L'ho detto al direttore (Fabrizio Maffei, n.d.r. ), che è caduto dalle nuvole, e solo dal 26 marzo sono tornata a seguire la squadra”.
Domande in libertà. Ma che mondo è quello in cui Moggi mette mano anche alla realizzazione del programma più antico della televisione italiana, La Domenica Sportiva che fu di Enzo Tortora, Adriano De Zan, Sandro Ciotti? Che mondo è quello in cui Moggi squalifica una giornalista colpevole solo di avere fatto – bene – il suo lavoro? Che mondo è quello in cui si parla di Michelangelo Rampulla erede di Gianni Brera e di Gualtiero Zanetti come opinionista sportivo televisivo?
L'ex presidente dell'Ancona Ermanno Pieroni, che si è fatto 53 giorni di carcere e 110 di arresti domiciliari per reati vari commessi nell'espletamento della sua carica, uscito di galera minaccia ritorsioni e in un'intervista ripresa da giornali e tivù dichiara: “Se devo ricostruire chi me l'ha fatta pagare, Moggi è in cima ai miei pensieri”. Moggi evidentemente si spaventa, comincia ad agitarsi e pensa subito a un aiuto di carattere mediatico “lamentandosi con i vertici di testate giornalistiche specializzate e giornalisti di Rai Sport”. Quindi, stando a quel che si legge nell'informativa dei carabinieri del reparto operativo di Roma, “tramite il comune amico Ignazio Scardina (caporedattore Rai, n.d.r. ), imbastisce una proditoria attività di avvicinamento facendolo rientrare nei ranghi ed evitando quindi che questi riferisca alle varie autorità giudiziarie questioni di sua conoscenza. Per la sua specifica attività di intermediazione con Pieroni, Scardina si fa regalare un'autovettura Fiat dallo stesso dirigente bianconero”.
Telefonata del 16 febbraio 2005 tra Moggi e Scardina.
MOGGI. Sta a sentì Ignazio, adesso mi devi fa 'na cortesia tè! Tra amici ragazzi, io queste cose non... non le sopporto. Tu sei amico di Ermanno Pieroni, no?
SCARDINA. Sì.
MOGGI. Mi devi fa 'na cortesia: dagli un colpo di telefono. Poi ho parlato con Luciano... Tu ci hai un amico con lui anche se ha bisogno, quando mai è successo che io ho letto... ho letto oggi delle dichiarazioni e praticamente io lo faccio... ma sei matto... ma è matto? Io sono sempre stato amico suo. L'ultima volta, una decina di giorni fa m'avevano chiesto delle maglie per lui: gliele ho mandate. Gli avevo anche detto a quello lì di Sky che me le chiede: digli a Ermanno che mi chiami se ha bisogno di qualcosa! Non l'ho più sentito e poi ho letto 'ste cose!
SCARDINA. Eh!
MOGGI. Fammi una cortesia, chiamalo e digli che la piantasse, poi dopo ci vediamo... tra amici è scomoda 'na roba del genere!
SCARDINA. Ma come no! Ma gli ho pure detto: Ermà, ma tu sei 'na persona che deve rientrà nel mondo del calcio... ma che cazzo!
MOGGI. No, ma poi con me! Con me che io non... ho cercato una volta di metterlo al Torino: non mi è riuscito perché c'è stato un portiere, Bucci, che ha fatto tutto quel casino...
In seguito – si legge nell'informativa dei carabinieri – Moggi “ha un colloquio telefonico con Pieroni e informa Scardina evidenziando il raggiungimento di un accordo finalizzato ad evitare propalazioni giudiziarie dello stesso in cambio del suo aiuto a risollevarsi anche economicamente”. In una successiva telefonata, datata 15 marzo, si evidenzia “come Moggi abbia ormai rinsaldato il rapporto con Pieroni. Nella stessa conversazione emerge il fatto che il dirigente juventino si stia prodigando per fare avere un'autovettura a qualcuno tramite Scardina (evidentemente si tratta di Pieroni)”.
La bulimia da controllo di Lucianone non ha limiti: come abbiamo visto, è persino in grado di decidere quali devono essere i giornalisti-Rai a seguire le trasferte o le partite della Juventus. Il colloquio che segue, datato 7 novembre 2004, lo vede al telefono con Ciro Venerato della Rai, forse il suo giornalista preferito.
VENERATO. So' Ciro Lucià! Scusa se disturbo. Grazie per ieri per il passaggio e per tutto. Te volevo dì due cose: la prima è una buona notizia, la Sanipoli (la giornalista-Rai sgradita alla Juve) non te la mando penso per i prossimi sette anni. Ci ho parlato io con Ignazio (Scardina, n.d.r. ), e gli ho spiegato un po' di cose.
MOGGI. La po' anche mandà, tanto io non li faccio magnà!
VENERATO. Però poi gli ho detto: oh, domenica mandami a Lecce, mi piacerebbe... insomma, visto che sto lavorando bene... pure ieri. Hai visto Luciano? Subito te l'ho mandato in onda e coso e mi ha risposto: ce devo pensà! Se tu gli fai uno squillo...
MOGGI. Sì vabbè, ci penso io.
VENERATO. Te ne ricordi?
MOGGI. Sì, sì.
VENERATO. ... è perché lui domani fa le convocazioni. Tu lo sai, lui il lunedì scrive la griglia, se tu in giornata gli fai uno squillo, giusto così, con una scusa qualsiasi...
MOGGI. Ci penso io.
Moggi parla subito con Scardina su un'altra linea mentre Venerato resta collegato.
MOGGI. ... dai, fammi un favore! Ti chiedo un favore una volta, mandamelo laggiù, tanto spese non ne hai perché lo riporto io con l'aereo (...) Una volta che ti chiedo una cortesia me la devi fa, dai, ma che te impegni, che te impegni dai... sì, mandami lui.
Dopo la partita Lecce-Juventus alla quale è stato inviato da Moggi, Venerato richiama Lucianone.
VENERATO. Ciao Lucià, ti volevo salutà! Ciruzzo!
MOGGI. Dimmi.
VENERATO. ... che mai come oggi ho goduto per una vittoria alla faccia di quello stronzo! (si riferisce Zeman, allenatore del Lecce e grande nemico di Moggi, n.d.r. ) Ti volevo dì: alla Domenica Sportiva c'è in collegamento da Lecce il nostro amico Zeman...
MOGGI. Vediamo cosa gli fanno dire e poi decidiamo il da fare... sovrapposizione di voci...
Qualche giorno dopo Mariano Fabiani, direttore sportivo del Messina e uomo fidato di Moggi, è a pranzo con Ignazio Scardina della Rai. Decidono di telefonare a Moggi.
FABIANI. Direttò!
MOGGI. Sì.
FABIANI. Come stai?
MOGGI. Eh...
FABIANI. Ti volevo fare una domanda.
MOGGI. Dimmi.
FABIANI. Il pranzo a Ignazio Scardina lo offro io o lo faccio pagà a lui?
MOGGI. No. È ospite... è ospite di Moggi digli.
FABIANI. Ospite di Moggi? (ride)
MOGGI. Passamelo un attimo via.
SCARDINA. Allora guarda, prima pago io.
MOGGI. No! Te non rompere i co****ni e poi no: di che sei arrabbiato con me? Che c***o sei arrabbiato con me?
SCARDINA. Ma dai, m'hai fatto un numero col Del Piero che non avevo mai visto, guarda.
MOGGI. Ma che numero!
SCARDINA. Ma come! Te levo... ho fatto quello che vuoi tu!
MOGGI. Ma Gianni non po' venì qua.
SCARDINA. Ma che c'entra la Sanipoli?
MOGGI. ... e allora di che cosa?
SCARDINA. Qui allora m'hai chiesto che non la volevi e non te l'ho mandata; m'hai chiesto Ciro a Lecce, ho cambiato la griglia di sette persone e Ciro è venuto a Lecce; m'hai chiesto... però poi me dai Del Piero e lo dai a tutta Italia! Ma che modo è?
MOGGI. No, no: questo l'ha voluto far lui! È diversa la cosa.
SCARDINA. L'ha voluto far lui? Allora tu me dici facciamolo un'altra volta, ma porco giuda quando me lo dai se lo piglia tutta Italia.
MOGGI. Ce l'avanzi una volta: non rompe i co****ni! Te lo sai che con voi io son sempre in credito... e allora voglio parlà con Fabrizio (Maffei, n.d.r. ): domenica avete fatto venì... hanno... avete fatto venì Zeman e Semeraro. In televisione già c'è Boniek: questo è pe rompe i co****ni alla persona. Quelli so pe rompe i co****ni alle persone. Poi io non me la rifaccio con te, però siccome Jacopo Volpi è una mignottella che tira sempre il sasso e poi nasconde sempre la mano, adesso me la vedo io con Fabrizio, la cosa.
SCARDINA. Ho capito. Ma io qui non c'entro niente, io c'entravo nelle cose nostre... siccome è una cosa di Eugenio che ci tengo... porco giuda a poi me ridai... e che cazzo!
MOGGI. Nel giro di 15 giorni te la rendo io la cosa, dai.
SCARDINA. ... ecco: un'altra cosa tipo Trezeguet da soli, ecco.
MOGGI. Ti sto dicendo che te la rendo io la cosa, non mi rompere i co****ni, vai tranquillo.
SCARDINA. Va bo.
MOGGI. Lo sai bene che se dico una cosa la faccio.
Su l'Unità del 7 febbraio 2006, Pippo Russo commenta così l'ultima comparsata di Big Luciano nel programma condotto da Marco Mazzocchi e Paola Ferrari.
L'impar condicio di Luciano Moggi alla Domenica Sportiva è stata un perfetto esempio di televisione di servizio pubblico. Nel senso che la tivù di stato si è messa pubblicamente al suo servizio, consentendogli addirittura di arrogarsi un ruolo da conduttore di quello che fu il principale programma sportivo domenicale della televisione italiana. Ruolo che il cosiddetto “re del mercato” (che in realtà ormai stenta pure a ingaggiare giocatori a parametro zero, a meno che non siano italiani e disdegnati dai club d'appartenenza) ha assolto con fare debordante: dando e togliendo la parola, passando la linea agli ospiti e rispondendo alle sue stesse domande. Ci mancava soltanto che sottraesse ad Alena Seredova il compito di mostrare la coscia a favore di camera.
Non è la prima volta che il triste spettacolo si verifica. Era successo già durante la scorsa stagione. E anche allora il conduttore della Domenica Sportiva si chiamava Marco Mazzocchi, la più potente forza centrifuga che la televisione italiana abbia sperimentato da quando esiste l'Auditel, il personaggio televisivo Rai più amato dagli strateghi della programmazione di Mediaset e dagli autori di Controcampo. L'anno scorso come domenica Mazzocchi, che quella volta non era ancora stato sospeso per due mesi dall'Ordine dei Giornalisti per una storiaccia di sponsorizzazioni radiofoniche, mostrò verso il “re del mercato” un atteggiamento che avrebbe reso superflua la presenza in studio di Ciro Venerato. Rimane da sperare che un giorno la Domenica Sportiva si risollevi. Con altri conduttori, altri opinionisti e altri ospiti. Quanto a Moggi, se la sua è la faccia più presentabile che la Juventus riesce a mandare in tivù, abbiamo la misura di quale sia lo stato di salute del calcio italiano.
La telefonata che segue, del 10 agosto 2004, avviene tra Luciano Moggi e Giorgio Tosatti, editorialista del Corriere della Sera e volto noto della Domenica Sportiva (Rai Due). I due parlano di Juventus-Djurgarden, partita d'andata del preliminare di Champions League, chiusasi 2-2. Per i bianconeri è un brutto risultato e i due sono molto critici nei confronti dell'arbitro Fandel e seccati con Pairetto che non si è prodigato perché la Juve avesse un arbitro, ai loro occhi, migliore (sic).
MOGGI. Giorgio.
TOSATTI. ... per dire che uno aveva due minuti di recupero con 6 cambi...
MOGGI. Figlio di p*****a!
TOSATTI. ... e un incidente che è durato un minuto e mezzo!
MOGGI. No, no è un figlio di p*****a!
TOSATTI. Gliel'hai detto al tuo amico Pairetto?
MOGGI. No, no, ora glielo dico io, non ti preoccupare.
TOSATTI. È perché questo pezzo di merda... glielo devi dire!
MOGGI. È un amico del c***o o non conta niente.
TOSATTI. No, no, no, e traffica per altre strade, eh...
MOGGI. Apposta.
TOSATTI. Traffica per altre strade se non l'hai ancora capito.
MOGGI. No, no, io Giorgio comincio a capirlo ora.
TOSATTI. Lo so.
MOGGI. Ora siccome ha il telefono chiuso, domattina lo becco io, non ti preoccupare.
TOSATTI. ... perché Moggi, questo ha fatto lo s*****o per tutta la partita.
Annotazione a margine: per la prima volta, accanto al Santone Tosatti Moggi fa la figura della verginella ingenua, quella che non aveva capito... Dimenticavamo: Giorgio Tosatti, l'uomo che dice a Moggi di aprire gli occhi, è considerato l'indiscusso numero 1 del giornalismo sportivo italiano, è stato direttore del Corriere dello Sport, presidente dell'Ussi (Unione stampa sportiva italiana), opinionista di punta nel Pressing di Vianello (Italia 1) e a Novantesimo Minuto di Rai Uno.
Altra telefonata Moggi-Tosatti: questa è del 9 maggio 2005 e si parla di Milan-Juventus 0-1, la partita che ha consegnato – in pratica – lo scudetto alla squadra di Capello.
TOSATTI. Hai istruito Biscardi... sì, hai istruito Biscardi per questa sera?
MOGGI. Alla grande, alla grande! Però ci ha un vincolo: c'era rigore... io gli ho detto... puoi anche dire...
TOSATTI. ... che c'era rigore, però devi dire che andava cacciato Nesta!
Un ex opinionista della Domenica Sportiva che Moggi e Giraudo vedevano come il fumo negli occhi era Zibì Boniek: il campione di Polonia che negli anni 80 vinse 2 scudetti (più la Coppa dei Campioni insanguinata dell'Heysel) con la maglia della Juventus. In un'intervista a Mattia Chiusano, sul Corriere della Sera, Boniek racconta.
“Criticavo la Juve alla Domenica Sportiva. Tutto qui. Quando Moggi era ospite della trasmissione comincava a farmi: Zibì, t'ho visto a Tor di Valle! (... ) Battute di basso livello. Adesso mi viene da ridere pensando ai giornalisti in Rai che facevano a gara per screditarmi con l'amico Luciano, a farmi passare come anti-juventino. (...) Il tempo è galantuomo, alla Juve questa gente cos'ha portato? Scandali, dispiaceri, intrallazzi, complotti. (...) Perché ho fatto le valigie? Alla Rai ricevevano telefonate che invitavano ad allontanarmi. Quando ho capito che la mia presenza poteva essere un problema ho detto di no io. Facendo tutti felici. (...) I protagonisti dello scandalo li conoscevo tutti e non mi stupisce niente di quel che è successo. Prendevi un caffè con loro e dicevano: Ci penso io! Ma perché ci pensi tu? Sei più intelligente e preparato di me? Non credo. Io in questo momento non godo: ma certo, non ci vuole nessuna pietà”.
Nel campionato 2004-05 Bergamo e Pairetto hanno la brillante idea di scrivere, il martedì, un pezzo per la Gazzetta dello Sport in cui commentano, nientemeno, le gesta dei loro sottoposti. C'è chi dice che l'idea sia di Carraro, chi del direttore della Gazzetta. Quel che è certo è che i nostri eroi si tuffano nell'impresa sfoderando la griffe che li ha resi famosi nel mondo: “S.V.”, Senza Vergogna. Le panzane che raccontano sono talmente mirabolanti, e inverosimili, da riabilitare il Barone di Munchausen. La Gazzetta resiste tre mesi, poi – per manifesta cialtronaggine – si scusa coi suoi lettori e abbassa la saracinesca. Sul settimanale Controcampo, noi commentiamo così l'avvenimento.
Premio Buon umore
BERGAMO & PAIRETTO
È giunta al capolinea la carriera giornalistica (sic) dei due designatori arbitrali, che a settembre avevano iniziato, al martedì, la loro esilarante collaborazione con La Gazzetta dello Sport: per l'esattezza, una rubrica in cui “B&P” stilavano le pagelle dei loro sottoposti spediti sui campi il sabato e la domenica. Il risultato era che gli arbitri – pur combinandone più di Bertoldo – erano sempre, immancabilmente promossi; e persino martedì, dopo gli scempi di Roma-Juventus, Atalanta-Milan e Sampdoria-Chievo, il giudizio di Bergamo & Pairetto grondava soddisfazione: “Giornata complessivamente positiva”, era il titolo del loro pezzo. Col lettore della Gazzetta che cominciava a chiedersi: “E che, ci ho scritto Giocondo?”. Morale della favola: sempre martedì, in prima pagina, la Gazzetta informava i lettori che “B&P” dovevano considerarsi licenziati e che la loro rubrica non sarebbe più apparsa su carta rosa. Se non altro per evitare la tentazione “10 piani di morbidezza”. Cabarettisti.
Ebbene. A un anno e mezzo di distanza, grazie alle intercettazioni dello scandalo della Cupola, apprendiamo che Bergamo e Pairetto non solo si facevano dettare da Moggi gli arbitri (e i guardalinee), ma si facevano dettare anche il loro rivoltante articolo per la Gazzetta. “In una conversazione Luciano Moggi detta il pezzo che i designatori scriveranno per la Gazzetta dello Sport”. E ancora. Bergamo: “L'espulsione di Thuram contro la Fiorentina c'era (l'arbitro non l'aveva data, n.d.r. ) ... ma io dirò tutta una cosa, vedrai come te la scrivo bene...”.
Dai giornalisti-arbitri ai giornalisti imparruccati. È a dir poco disinvolto, se non familiare, il rapporto che Moggi intrattiene con Aldo Biscardi, direttore dei servizi sportivi di La7 e conduttore del popolare Processo. Per Lucianone, Aldo è un pupazzo di peluche, lo strapazza come e quando vuole.
BISCARDI. Pronto?
MOGGI. Vorrei il dottor Biscardi.
BISCARDI. Sono io.
MOGGI. Io sono Moggi Luciano.
BISCARDI. Uhè, Lucià!
MOGGI. Allora ieri ho chiamato qui il nostro amico di Trieste... Baldas (l'ex designatore arbitrale, moviolista del Processo)... gli ho fatto una bella cazziata, ma non ce n'era bisogno. Lui non ha colpa. La colpa ce l'hai tutte te de 'sta cosa...
I due cominciano a parlare di mercato e di nuovi acquisti.
MOGGI. ... ma se non viene poi un cambio non prendo più nessuno. Ma perché dobbiamo ammazzare il campionato?
BISCARDI. No, tu non ammazzi un cazzo! Magari l'ammazzavi l'anno scorso, mi dovresti dà 40 milioni... hai fatto la scommessa con me e hai perso.
MOGGI. Aldo, ma io... sei come un orologio già assicurato, che vuoi che ti dica?
BISCARDI. E dove sta?
MOGGI. ... e lo sai che quando te lo dico...
BISCARDI. ... e non lo so. Non me lo mandi mai!
MOGGI. Ma va!, cazzo, uno te l'ho dato: costava 40 milioni.
Fiorenza Saranzini del Corriere della Sera, tra i più informati cronisti dello scandalo-intercettazioni, svela che anche il leggendario Televoto del Processo era taroccato. “Ad essere truccato non sarebbe stato soltanto il Moviolone – scrive la giornalista – ma anche il Televoto dei telespettatori”. E cita un'informativa dei giudici. “Una discussione tra Baldas e Corti (giornalista della redazione addetto ai sondaggi telefonici) del 13 dicembre 2004 fa emergere che i sondaggi telefonici sono manipolati secondo esigenze e non secondo l'effettivo parere espresso dal pubblico attraverso le telefonate. Infatti i due commentano l'assoluzione dell'arbitro Pieri (dopo la scandalosa partita Bologna-Juventus 0-1, n.d.r. ) e Moggi nel commentare il risultato di pareggio raggiunto dal televoto con una breve ma eloquente frase pone l'accento sulla circostanza che lo stesso viene manipolato: “Ma che 47 a 47!”; e nonostante Baldas gli dica che il voto era regolare, Moggi per ben due volte quasi lo deride, sconfessandolo. “Ma vattene! Ma vattene! Ma non dir cazzate!”...
È stato così sfacciato e volgare il salvataggio dell'arbitro Pieri compiuto al Processo che Pietro Franza, presidente del Messina – una delle società completamente controllate da Moggi – non resiste, prende il telefono, chiama il suo idolo Luciano e gli dice: “Hai fatto assolvere Pieri (risata, n.d.r. ), se ti assume Berlusconi per i suoi processi, pure Previti... cazzo!, li fai passare tutti!”..
E che dire di Lamberto Sposini, il vicedirettore del Tg5 di Enrico Mentana, quello che per niente al mondo si perderebbe una comparsata al Processo di Biscardi purchè sia chiaro che lui è lì per fare un piacere agli altri, perché lui – don Lamberto - fa parte della ristretta cerchia dell'intellighentia italica e dunque frequenta ben altre compagnie? Proprio lui, il serioso e autorevole Sposini, è citato alle pagine 9 e 10 dell'ordinanza di rinvio a giudizio dei 41 indagati dalla Procura di Napoli, laddove si dice che Moggi era solito condizionare trasmissioni televisive e in particolare alcuni suoi ospiti: “a titolo esemplificativo, in relazione ad alcuni giornalisti citati, Lamberto Sposini (telefonata del 9-11-2004 tra Moggi e Sposini in cui il primo si complimenta con il giornalista per quanto ha fatto nel corso della trasmissione Il Processo di Biscardi circa gli attacchi alla terna arbitrale diretta da Paparesta nella partita Reggina-Juventus; telefonata del 2 maggio 2005 in cui il primo si raccomanda con il secondo per come deve comportarsi nel corso della medesima trasmissione che andrà in onda nella serata e Sposini risponde: “Oh guarda, stasera li facciamo neri, li facciamo neri!”).
Al Processo di La7, tra Baldas e Biscardi, Sposini e compagnia cantante, Moggi si trova che è una meraviglia. Quella che segue – datata 24 gennaio 2005 – è una telefonata tra lui e uno dei volti abituali del teatrino di Biscardi, il giornalista romano Franco Melli.
MOGGI. Stasera si sono pure io. Dico a...
MELLI. Ah, ci sei?
MOGGI. Sì.
MELLI. Ah! E va bè allora! Comunque le cose mi sembrano...
MOGGI. Li... li... li... li rimbalziamo!
MELLI. Sì, sì, li rimbalziamo... 'nte preoccupà!
MOGGI. ... e quello lì a Farina gli facciamo dà addosso!
MELLI. Sì, sì...
MOGGI. Se dicono di Del Pero io la tesi che tengo che Del Piero non è apprezzabile, è un giocatore importantissimo per la Juventus.
MELLI. ... certo, certo. Certo, ma noi dobbiamo dì che non è un caso, capito?
Luciano Moggi è un vero e proprio padrone in casa d'altri: al Processo di Biscardi non solo dice al moviolista Baldas quali arbitri difendere e quali scaricare, ma è la redazione stessa ad interpellarlo per chiedergli il nulla osta (sic) sull'assunzione di personaggi del calcio in veste di opinionisti; ed è lui a decidere addirittura quale dev'essere il compenso da mettere a contratto. Nella telefonata che segue, Moggi sta parlando con Antonella Biscardi.
ANTONELLA BISCARDI. ... allora io ho chiamato Conte per sentire, prima di tutto, se lui fosse disponibile a fare, ogni tanto, il commentatore... Allora vabbè, abbiamo avuto un problema economico, perché ovviamente il budget non è altissimo, e lui voleva insomma un'altra... una cifra... un'altra cifra. Lo può fare secondo te?
MOGGI. Sì, sì. E concordiamo le cose per non mandarlo allo sbaraglio, eh! Quanto gli dai?
ANTONELLA BISCARDI. Guarda, ti spiego, io ero arrivata a 1000 euro a partita, lui no, no, cioè no, ha detto va bene, fammi parlare col direttore (intende Moggi, n.d.r. ), fammi sentire... però voleva sui 1500. Io ci arrivo sui 1500, di più no.
MOGGI. Te ne do io uno di quelli bravi per queste partite qua.
ANTONELLA BISCARDI. Gli devo dà de più?
MOGGI. No, 1500 va bene, ma te ne do uno io di personaggi per il digitale.
ANTONELLA BISCARDI. E dammeli, dammeli. Ma dai.
MOGGI. Gianni Di Marzio.
ANTONELLA BISCARDI. ... e guarda, a bordo campo se vuoi, se c'è una ragazza di bordo campo che ti piace, ancora ci ho una persona da mettere in bordo campo.
MOGGI. ... e allora tieni fermo lì che ti trovo io il bordo campo!
Come dice Innocenzo Mazzini: “Vecchio sudicione!”...
Una cosa è certa: la forza distruttiva dello scandalo-intercettazioni è talmente potente che dopo aver provocato la caduta di Carraro (presidente federale), Mazzini (vice), Giraudo e Moggi (dirigenti Juve), Lanese (presidente Aia), Pairetto e Bergamo (designatori), De Santis (l'arbitro dei Mondiali), Pappa (capo Ufficio Inchieste), Attardi (vice), di altri 8 arbitri, di 11 guardalinee e chi più ne ha più ne metta, lo tsunami della Cupola ha travolto e spazzato via persino il Processo di Biscardi, cui La7 ha intimato – per favore – di raccogliere in fretta tutte le sue cose e togliere il disturbo. Conoscendo Biscardi, e conoscendo gli italiani, non dubitiamo di ritrovarlo presto tra i sopravvissuti, magari in un Pronto Soccorso: pardon, in una tivù locale che lo accolga amorevolmente. Sulla tragicommedia del Processo, questo è il bell'articolo di Stefano Olivari su Indiscreto.it.
Dopo ventisei anni il Processo pare sia arrivato al capolinea. Ci concediamo il dubbio: visto che una trasmissione con un suo pubblico fedele a rotazione (non si poteva resistere più di 10 minuti), per quanto trash sia, di sicuro non avrà problemi a trovare altri canali ed altri sbocchi. Il 6 per 100 di share su La7 equivale a un 40 per 100 su Rai Uno, non occorre essere studiosi di televisione per intuirlo. Insomma, la commemorazione di Biscardi e delle sue esilaranti maschere ci sembra prematura. Nella decisione forse tronchettiana di cassare questa trasmissione, per motivi di immagine (invece fino a un mese fa...) dopo l'ultimo, esaltante show dello scaricamento di Baldas e della professione di anti-juventinismo (come se essere contro la Juve fosse una qualità) per dimostrare la propria indipendenza, è facile notare una buona dose di ipocrisia: nel panorama del calcio e dell'informazione sportiva italiana il Processo era infatti l'unica cosa dichiaratamente finta, come affermato da un Tribunale, al contrario dell'attività sportiva e dirigenziale. Per non parlare di quella giornalistica cosiddetta seria: quella del “nel secondo tempo però ha legittimato il risultato” e del “bravo a cercare il contatto”.
Qualcuno al mondo si è mai formato un'opinione sulla base della Supermoviola o degli interventi degli ospiti con una parte fissa in commedia? Ovviamente no, nemmeno nel nostro bar (periferia di Milano, unico giornale la Gazzetta, semi-milanesi ottantenni e maghrebini ventenni, unico argomento il calcio) abbiamo mai sentito commentare o riprendere un'opinione di Santini, di Corno, di Crudeli, di Ravezzani o di Jacobelli; bravi, nel loro genere bravissimi, ma la trasmissione finiva alla mezzanotte del lunedì. Non che non dicessero niente di serio, anzi, ma era il contesto stesso a buttare tutto in vacca. Come si poteva dare importanza ad una trasmissione che spacciava per “esclusive” conferenze-stampa con mille giornalisti, che rimandava gli scoop sempre a dopo il successivo blocco (fino a non darli mai), che mostrava e-mail scritte tutte con lo stesso carattere e inneggianti alla moviola in campo, che dava spazio alla rassegna-stampa scandinava di Klaus Davi?
In questo senso colpisce l'attenzione di Luciano Moggi anche per i singoli interventi degli ospiti, tanto da istruire alcuni di loro prima della trasmissione. Penosa solo l'idea di uno dei più famosi (purtroppo è vero) giornalisti televisivi del paese, Lamberto Sposini, che veniva caricato a pallettoni contro la vittima mediatica di turno o per dare ragione al ministro Pisanu, uno che usava il suo potere per la salvezza della Torres. Non stiamo parlando di un personaggio in declino, come qualche Buffalo Bill che Biscardi teneva in vita artificialmente, ma di un giornalista che si è dimesso da vicedirettore del Tg5 e che è in corsa per una direzione-Rai (magari in coppia con Scardina). Penosa solo l'idea di un giornalista del livello di Franco Melli che preannuncia a Moggi il suo intervento anti-Milan e che intanto gli chiede una raccomandazione per il figlio. Penosa solo l'idea delle istruzioni al moviolista per stroncare gli arbitri nemici e aiutare quelli amici, magari con l'ausilio di un televoto taroccato a un livello che imbarazza anche Moggi, stupito di come una domanda possa avere il 47 per 100 di sì e il 47 per 100 di no, a meno che non esista un 6 per 100 di dementi che telefoni solo per dire “Non so”. Penoso Tosatti che in pubblico denigrava la trasmissione (tre settimane fa sul Magazine del Corriere della Sera, ultimo esempio) mentre al telefono con Moggi discuteva di Biscardi da “istruire”. Penoso l'accanimento attuale contro una trasmissione a cui il 99 per 100 di noi sarebbe andato, se solo fosse stato invitato.
Insomma:le intercettazioni hanno fatto chiarezza sull'onestà di molti dirigenti e di molti personaggi minori di questo mondo, ma sulla credibilità della trasmissione di Biscardi non hanno aggiunto niente. È il calcio che credevamo fosse vero. Condizionato da varie mafie e da vari poteri, ma fondamentalmente vero...
Se Manzoni diceva: “Addio monti sorgenti dall'acque ed elevati al mare”, a noi che al ginnasio stentavamo non resta che dire: “Addio alle polemiche che fioccano come nespole; addio ai giornalisti inabissati di e-mail; addio ai cronisti che si tuffano sulle notizie come stormi di piranhas; addio alle puntate sul doping e sul mandorlone; addio al grande fuoriclasse Manuel Rui Crosta; addio Biscardi! È stato bello, un bell'applauso! Non ti dimenticheremo!”.
Domande in libertà. Se i tesserati del calcio che sono venuti meno ad ogni più elementare regola di etica, decenza, deontologia professionale, rischiano anni e anni di squalifica, qualcuno la radiazione, e le loro società dure condanne, quello che ci dobbiamo chiedere è: dei giornalisti che vengono meno al comandamento numero 1 del loro lavoro – essere liberi e testimoniare la verità – che ce ne facciamo? Li rivedremo tutti in tivù a sparare i loro pistolotti indigeribili o un minimo senso di decenza suggerirà loro di confondersi dietro le quinte accontentandosi, come si dice, di portare a casa la pagnotta? E in ogni caso (e scusate l'espressione): che figura di m***a ci abbiamo fatto?"
ALTRI LINK: http://tuttointerblog.blogspot.com/2008/11/giornalisti-vs-inter.html
http://tuttointerblog.blogspot.com/2008/02/esempio-di-giornalismo-italiano.html
Paolo Ziliani
26/01/09
PERCHE' I GIORNALISTI CE L'HANNO CON L'INTER?
Quando i giornalisti facevano a gara per entrare nel "Fans Club Cupola"
Da Tosatti a Biscardi, da Scardina a Melli, da Venerato a Sposini: tutte le miserie di una categoria pavida e compiacente verso il Mammasantissima Big Luciano
Fabrizio Maffei, ex direttore della Tgs Rai: la sua Domenica Sportiva era il regno di MoggiMercoledì, 18 Aprile 2007
(Vi riproponiamo il capitolo "Moggi e i giornalisti" tratto dal libro " [URL=http://www.paoloziliani.it/scheda_libro.asp?id=1]Calcio Truccato [/URL]", di Paolo Ziliani, edito da Press Tv nel giugno 2006. Tanto perchè nessuno dimentichi che all'edificazione della gigantesca piramide di melma eretta da Moggi, nei suoi 12 anni di Juve, nella piazza principale del Pianeta Pallone, ha contribuito - con palettate d'autore - anche la benemerita categoria dei giornalisti sportivi; o almeno di molti, quelli che dopo uno Juventus-Milan 0-0 - arbitro Bertini - o Chievo-Inter 2-2 - arbitro De Santis - non esitavano a dare un bel 6 in pagella agli arbitri...).
"Ma quant'è potente Luciano Moggi, e fin dove riesce ad infilare i suoi tentacoli se lunedì 15 maggio l'assemblea sindacale di Rai-sport si riunisce nel confronto più duro, imbarazzante e destabilizzante della storia della testata giornalistica sportiva di mamma-Rai? Da quando i giudici di Napoli hanno messo nero su bianco che “attraverso il condizionamento di talune trasmissioni televisive (ad esempio Il Processo di Biscardi che va in onda sull'emittente La7) o di singoli giornalisti o commentatori del servizio pubblico o di altre emittenti private (Ignazio Scardina, Giorgio Tosatti, Ciro Venerato, Franco Melli, Lamberto Sposini, Gianni Di Marzio, Tony Damascelli, Mauro Sandreani), venivano favoriti gli interessi del sodalizio, o comunque di chi opera per esso, danneggiando chi invece ne ostacola la realizzazione (...) perché, in particolare, attraverso il giornalista Ignazio Scardina venivano eseguite finalità di tutela del gruppo rispetto al pericolo rappresentato dalle dichiarazioni accusatorie che avrebbe potuto fornire alle Autorità Giudiziarie l'ex presidente dell'Ancona, Ermanno Pieroni, che veniva indetto a non assumere tale atteggiamento in cambio di vantaggi economici e dell'incarico di direttore sportivo dell'Arezzo Calcio...”; e da quando Enrico Varriale, membro del cdr di Rai-sport nonché conduttore di “Sabato Sprint”, ha lanciato un duro j'accuse ai colleghi della “Domenica Sportiva”, definita da Varriale “la casa della Juventus”, in casa-Rai è scoppiata la guerra. Paolo Francia, direttore di Rai-sport fino al 2003, in un'intervista al Corriere della Sera ammette: “Pressioni di Moggi e della Juventus? Posso rispondere per il periodo della mia direzione, dopo non saprei dire. Sì, ci furono e anche costanti. La loro preoccupazione principale era ovviamente la gestione delle moviole. Ma io me ne fregavo. Anche perché Moggi mi cercava proponendo di incontrarci, ma io ho sempre evitato”. Continua Francia. “La Juventus provò a impormi come commentatore l'ex portiere bianconero Rampulla. Sarà anche un bravo ragazzo, ma non è certo un opinionista. Dissi di no. Moggi e gli altri diventarono furibondi quando invece presi Boniek alla Domenica Sportiva e poi Ivan Zazzaroni. Soprattutto Boniek li mandò in bestia. E lo stesso accadde con Aldo Agroppi che indicai per Dribbling proprio mentre il mio incarico stava finendo”. Francesca Sanipoli, giornalista sportiva Rai che per due anni non riuscì più a seguire la Juventus dopo aver realizzato un'intervista alla moglie del presidente della Roma, Sensi, molto critica nei confronti della Juventus, dice papale papale al Manifesto: “Alcune settimane fa una persona vicina alla Juventus mi ha detto che per quell'incidente Moggi non era più arrabbiato:e allora ho capito. L'ho detto al direttore (Fabrizio Maffei, n.d.r. ), che è caduto dalle nuvole, e solo dal 26 marzo sono tornata a seguire la squadra”.
Domande in libertà. Ma che mondo è quello in cui Moggi mette mano anche alla realizzazione del programma più antico della televisione italiana, La Domenica Sportiva che fu di Enzo Tortora, Adriano De Zan, Sandro Ciotti? Che mondo è quello in cui Moggi squalifica una giornalista colpevole solo di avere fatto – bene – il suo lavoro? Che mondo è quello in cui si parla di Michelangelo Rampulla erede di Gianni Brera e di Gualtiero Zanetti come opinionista sportivo televisivo?
L'ex presidente dell'Ancona Ermanno Pieroni, che si è fatto 53 giorni di carcere e 110 di arresti domiciliari per reati vari commessi nell'espletamento della sua carica, uscito di galera minaccia ritorsioni e in un'intervista ripresa da giornali e tivù dichiara: “Se devo ricostruire chi me l'ha fatta pagare, Moggi è in cima ai miei pensieri”. Moggi evidentemente si spaventa, comincia ad agitarsi e pensa subito a un aiuto di carattere mediatico “lamentandosi con i vertici di testate giornalistiche specializzate e giornalisti di Rai Sport”. Quindi, stando a quel che si legge nell'informativa dei carabinieri del reparto operativo di Roma, “tramite il comune amico Ignazio Scardina (caporedattore Rai, n.d.r. ), imbastisce una proditoria attività di avvicinamento facendolo rientrare nei ranghi ed evitando quindi che questi riferisca alle varie autorità giudiziarie questioni di sua conoscenza. Per la sua specifica attività di intermediazione con Pieroni, Scardina si fa regalare un'autovettura Fiat dallo stesso dirigente bianconero”.
Telefonata del 16 febbraio 2005 tra Moggi e Scardina.
MOGGI. Sta a sentì Ignazio, adesso mi devi fa 'na cortesia tè! Tra amici ragazzi, io queste cose non... non le sopporto. Tu sei amico di Ermanno Pieroni, no?
SCARDINA. Sì.
MOGGI. Mi devi fa 'na cortesia: dagli un colpo di telefono. Poi ho parlato con Luciano... Tu ci hai un amico con lui anche se ha bisogno, quando mai è successo che io ho letto... ho letto oggi delle dichiarazioni e praticamente io lo faccio... ma sei matto... ma è matto? Io sono sempre stato amico suo. L'ultima volta, una decina di giorni fa m'avevano chiesto delle maglie per lui: gliele ho mandate. Gli avevo anche detto a quello lì di Sky che me le chiede: digli a Ermanno che mi chiami se ha bisogno di qualcosa! Non l'ho più sentito e poi ho letto 'ste cose!
SCARDINA. Eh!
MOGGI. Fammi una cortesia, chiamalo e digli che la piantasse, poi dopo ci vediamo... tra amici è scomoda 'na roba del genere!
SCARDINA. Ma come no! Ma gli ho pure detto: Ermà, ma tu sei 'na persona che deve rientrà nel mondo del calcio... ma che cazzo!
MOGGI. No, ma poi con me! Con me che io non... ho cercato una volta di metterlo al Torino: non mi è riuscito perché c'è stato un portiere, Bucci, che ha fatto tutto quel casino...
In seguito – si legge nell'informativa dei carabinieri – Moggi “ha un colloquio telefonico con Pieroni e informa Scardina evidenziando il raggiungimento di un accordo finalizzato ad evitare propalazioni giudiziarie dello stesso in cambio del suo aiuto a risollevarsi anche economicamente”. In una successiva telefonata, datata 15 marzo, si evidenzia “come Moggi abbia ormai rinsaldato il rapporto con Pieroni. Nella stessa conversazione emerge il fatto che il dirigente juventino si stia prodigando per fare avere un'autovettura a qualcuno tramite Scardina (evidentemente si tratta di Pieroni)”.
La bulimia da controllo di Lucianone non ha limiti: come abbiamo visto, è persino in grado di decidere quali devono essere i giornalisti-Rai a seguire le trasferte o le partite della Juventus. Il colloquio che segue, datato 7 novembre 2004, lo vede al telefono con Ciro Venerato della Rai, forse il suo giornalista preferito.
VENERATO. So' Ciro Lucià! Scusa se disturbo. Grazie per ieri per il passaggio e per tutto. Te volevo dì due cose: la prima è una buona notizia, la Sanipoli (la giornalista-Rai sgradita alla Juve) non te la mando penso per i prossimi sette anni. Ci ho parlato io con Ignazio (Scardina, n.d.r. ), e gli ho spiegato un po' di cose.
MOGGI. La po' anche mandà, tanto io non li faccio magnà!
VENERATO. Però poi gli ho detto: oh, domenica mandami a Lecce, mi piacerebbe... insomma, visto che sto lavorando bene... pure ieri. Hai visto Luciano? Subito te l'ho mandato in onda e coso e mi ha risposto: ce devo pensà! Se tu gli fai uno squillo...
MOGGI. Sì vabbè, ci penso io.
VENERATO. Te ne ricordi?
MOGGI. Sì, sì.
VENERATO. ... è perché lui domani fa le convocazioni. Tu lo sai, lui il lunedì scrive la griglia, se tu in giornata gli fai uno squillo, giusto così, con una scusa qualsiasi...
MOGGI. Ci penso io.
Moggi parla subito con Scardina su un'altra linea mentre Venerato resta collegato.
MOGGI. ... dai, fammi un favore! Ti chiedo un favore una volta, mandamelo laggiù, tanto spese non ne hai perché lo riporto io con l'aereo (...) Una volta che ti chiedo una cortesia me la devi fa, dai, ma che te impegni, che te impegni dai... sì, mandami lui.
Dopo la partita Lecce-Juventus alla quale è stato inviato da Moggi, Venerato richiama Lucianone.
VENERATO. Ciao Lucià, ti volevo salutà! Ciruzzo!
MOGGI. Dimmi.
VENERATO. ... che mai come oggi ho goduto per una vittoria alla faccia di quello stronzo! (si riferisce Zeman, allenatore del Lecce e grande nemico di Moggi, n.d.r. ) Ti volevo dì: alla Domenica Sportiva c'è in collegamento da Lecce il nostro amico Zeman...
MOGGI. Vediamo cosa gli fanno dire e poi decidiamo il da fare... sovrapposizione di voci...
Qualche giorno dopo Mariano Fabiani, direttore sportivo del Messina e uomo fidato di Moggi, è a pranzo con Ignazio Scardina della Rai. Decidono di telefonare a Moggi.
FABIANI. Direttò!
MOGGI. Sì.
FABIANI. Come stai?
MOGGI. Eh...
FABIANI. Ti volevo fare una domanda.
MOGGI. Dimmi.
FABIANI. Il pranzo a Ignazio Scardina lo offro io o lo faccio pagà a lui?
MOGGI. No. È ospite... è ospite di Moggi digli.
FABIANI. Ospite di Moggi? (ride)
MOGGI. Passamelo un attimo via.
SCARDINA. Allora guarda, prima pago io.
MOGGI. No! Te non rompere i co****ni e poi no: di che sei arrabbiato con me? Che c***o sei arrabbiato con me?
SCARDINA. Ma dai, m'hai fatto un numero col Del Piero che non avevo mai visto, guarda.
MOGGI. Ma che numero!
SCARDINA. Ma come! Te levo... ho fatto quello che vuoi tu!
MOGGI. Ma Gianni non po' venì qua.
SCARDINA. Ma che c'entra la Sanipoli?
MOGGI. ... e allora di che cosa?
SCARDINA. Qui allora m'hai chiesto che non la volevi e non te l'ho mandata; m'hai chiesto Ciro a Lecce, ho cambiato la griglia di sette persone e Ciro è venuto a Lecce; m'hai chiesto... però poi me dai Del Piero e lo dai a tutta Italia! Ma che modo è?
MOGGI. No, no: questo l'ha voluto far lui! È diversa la cosa.
SCARDINA. L'ha voluto far lui? Allora tu me dici facciamolo un'altra volta, ma porco giuda quando me lo dai se lo piglia tutta Italia.
MOGGI. Ce l'avanzi una volta: non rompe i co****ni! Te lo sai che con voi io son sempre in credito... e allora voglio parlà con Fabrizio (Maffei, n.d.r. ): domenica avete fatto venì... hanno... avete fatto venì Zeman e Semeraro. In televisione già c'è Boniek: questo è pe rompe i co****ni alla persona. Quelli so pe rompe i co****ni alle persone. Poi io non me la rifaccio con te, però siccome Jacopo Volpi è una mignottella che tira sempre il sasso e poi nasconde sempre la mano, adesso me la vedo io con Fabrizio, la cosa.
SCARDINA. Ho capito. Ma io qui non c'entro niente, io c'entravo nelle cose nostre... siccome è una cosa di Eugenio che ci tengo... porco giuda a poi me ridai... e che cazzo!
MOGGI. Nel giro di 15 giorni te la rendo io la cosa, dai.
SCARDINA. ... ecco: un'altra cosa tipo Trezeguet da soli, ecco.
MOGGI. Ti sto dicendo che te la rendo io la cosa, non mi rompere i co****ni, vai tranquillo.
SCARDINA. Va bo.
MOGGI. Lo sai bene che se dico una cosa la faccio.
Su l'Unità del 7 febbraio 2006, Pippo Russo commenta così l'ultima comparsata di Big Luciano nel programma condotto da Marco Mazzocchi e Paola Ferrari.
L'impar condicio di Luciano Moggi alla Domenica Sportiva è stata un perfetto esempio di televisione di servizio pubblico. Nel senso che la tivù di stato si è messa pubblicamente al suo servizio, consentendogli addirittura di arrogarsi un ruolo da conduttore di quello che fu il principale programma sportivo domenicale della televisione italiana. Ruolo che il cosiddetto “re del mercato” (che in realtà ormai stenta pure a ingaggiare giocatori a parametro zero, a meno che non siano italiani e disdegnati dai club d'appartenenza) ha assolto con fare debordante: dando e togliendo la parola, passando la linea agli ospiti e rispondendo alle sue stesse domande. Ci mancava soltanto che sottraesse ad Alena Seredova il compito di mostrare la coscia a favore di camera.
Non è la prima volta che il triste spettacolo si verifica. Era successo già durante la scorsa stagione. E anche allora il conduttore della Domenica Sportiva si chiamava Marco Mazzocchi, la più potente forza centrifuga che la televisione italiana abbia sperimentato da quando esiste l'Auditel, il personaggio televisivo Rai più amato dagli strateghi della programmazione di Mediaset e dagli autori di Controcampo. L'anno scorso come domenica Mazzocchi, che quella volta non era ancora stato sospeso per due mesi dall'Ordine dei Giornalisti per una storiaccia di sponsorizzazioni radiofoniche, mostrò verso il “re del mercato” un atteggiamento che avrebbe reso superflua la presenza in studio di Ciro Venerato. Rimane da sperare che un giorno la Domenica Sportiva si risollevi. Con altri conduttori, altri opinionisti e altri ospiti. Quanto a Moggi, se la sua è la faccia più presentabile che la Juventus riesce a mandare in tivù, abbiamo la misura di quale sia lo stato di salute del calcio italiano.
La telefonata che segue, del 10 agosto 2004, avviene tra Luciano Moggi e Giorgio Tosatti, editorialista del Corriere della Sera e volto noto della Domenica Sportiva (Rai Due). I due parlano di Juventus-Djurgarden, partita d'andata del preliminare di Champions League, chiusasi 2-2. Per i bianconeri è un brutto risultato e i due sono molto critici nei confronti dell'arbitro Fandel e seccati con Pairetto che non si è prodigato perché la Juve avesse un arbitro, ai loro occhi, migliore (sic).
MOGGI. Giorgio.
TOSATTI. ... per dire che uno aveva due minuti di recupero con 6 cambi...
MOGGI. Figlio di p*****a!
TOSATTI. ... e un incidente che è durato un minuto e mezzo!
MOGGI. No, no è un figlio di p*****a!
TOSATTI. Gliel'hai detto al tuo amico Pairetto?
MOGGI. No, no, ora glielo dico io, non ti preoccupare.
TOSATTI. È perché questo pezzo di merda... glielo devi dire!
MOGGI. È un amico del c***o o non conta niente.
TOSATTI. No, no, no, e traffica per altre strade, eh...
MOGGI. Apposta.
TOSATTI. Traffica per altre strade se non l'hai ancora capito.
MOGGI. No, no, io Giorgio comincio a capirlo ora.
TOSATTI. Lo so.
MOGGI. Ora siccome ha il telefono chiuso, domattina lo becco io, non ti preoccupare.
TOSATTI. ... perché Moggi, questo ha fatto lo s*****o per tutta la partita.
Annotazione a margine: per la prima volta, accanto al Santone Tosatti Moggi fa la figura della verginella ingenua, quella che non aveva capito... Dimenticavamo: Giorgio Tosatti, l'uomo che dice a Moggi di aprire gli occhi, è considerato l'indiscusso numero 1 del giornalismo sportivo italiano, è stato direttore del Corriere dello Sport, presidente dell'Ussi (Unione stampa sportiva italiana), opinionista di punta nel Pressing di Vianello (Italia 1) e a Novantesimo Minuto di Rai Uno.
Altra telefonata Moggi-Tosatti: questa è del 9 maggio 2005 e si parla di Milan-Juventus 0-1, la partita che ha consegnato – in pratica – lo scudetto alla squadra di Capello.
TOSATTI. Hai istruito Biscardi... sì, hai istruito Biscardi per questa sera?
MOGGI. Alla grande, alla grande! Però ci ha un vincolo: c'era rigore... io gli ho detto... puoi anche dire...
TOSATTI. ... che c'era rigore, però devi dire che andava cacciato Nesta!
Un ex opinionista della Domenica Sportiva che Moggi e Giraudo vedevano come il fumo negli occhi era Zibì Boniek: il campione di Polonia che negli anni 80 vinse 2 scudetti (più la Coppa dei Campioni insanguinata dell'Heysel) con la maglia della Juventus. In un'intervista a Mattia Chiusano, sul Corriere della Sera, Boniek racconta.
“Criticavo la Juve alla Domenica Sportiva. Tutto qui. Quando Moggi era ospite della trasmissione comincava a farmi: Zibì, t'ho visto a Tor di Valle! (... ) Battute di basso livello. Adesso mi viene da ridere pensando ai giornalisti in Rai che facevano a gara per screditarmi con l'amico Luciano, a farmi passare come anti-juventino. (...) Il tempo è galantuomo, alla Juve questa gente cos'ha portato? Scandali, dispiaceri, intrallazzi, complotti. (...) Perché ho fatto le valigie? Alla Rai ricevevano telefonate che invitavano ad allontanarmi. Quando ho capito che la mia presenza poteva essere un problema ho detto di no io. Facendo tutti felici. (...) I protagonisti dello scandalo li conoscevo tutti e non mi stupisce niente di quel che è successo. Prendevi un caffè con loro e dicevano: Ci penso io! Ma perché ci pensi tu? Sei più intelligente e preparato di me? Non credo. Io in questo momento non godo: ma certo, non ci vuole nessuna pietà”.
Nel campionato 2004-05 Bergamo e Pairetto hanno la brillante idea di scrivere, il martedì, un pezzo per la Gazzetta dello Sport in cui commentano, nientemeno, le gesta dei loro sottoposti. C'è chi dice che l'idea sia di Carraro, chi del direttore della Gazzetta. Quel che è certo è che i nostri eroi si tuffano nell'impresa sfoderando la griffe che li ha resi famosi nel mondo: “S.V.”, Senza Vergogna. Le panzane che raccontano sono talmente mirabolanti, e inverosimili, da riabilitare il Barone di Munchausen. La Gazzetta resiste tre mesi, poi – per manifesta cialtronaggine – si scusa coi suoi lettori e abbassa la saracinesca. Sul settimanale Controcampo, noi commentiamo così l'avvenimento.
Premio Buon umore
BERGAMO & PAIRETTO
È giunta al capolinea la carriera giornalistica (sic) dei due designatori arbitrali, che a settembre avevano iniziato, al martedì, la loro esilarante collaborazione con La Gazzetta dello Sport: per l'esattezza, una rubrica in cui “B&P” stilavano le pagelle dei loro sottoposti spediti sui campi il sabato e la domenica. Il risultato era che gli arbitri – pur combinandone più di Bertoldo – erano sempre, immancabilmente promossi; e persino martedì, dopo gli scempi di Roma-Juventus, Atalanta-Milan e Sampdoria-Chievo, il giudizio di Bergamo & Pairetto grondava soddisfazione: “Giornata complessivamente positiva”, era il titolo del loro pezzo. Col lettore della Gazzetta che cominciava a chiedersi: “E che, ci ho scritto Giocondo?”. Morale della favola: sempre martedì, in prima pagina, la Gazzetta informava i lettori che “B&P” dovevano considerarsi licenziati e che la loro rubrica non sarebbe più apparsa su carta rosa. Se non altro per evitare la tentazione “10 piani di morbidezza”. Cabarettisti.
Ebbene. A un anno e mezzo di distanza, grazie alle intercettazioni dello scandalo della Cupola, apprendiamo che Bergamo e Pairetto non solo si facevano dettare da Moggi gli arbitri (e i guardalinee), ma si facevano dettare anche il loro rivoltante articolo per la Gazzetta. “In una conversazione Luciano Moggi detta il pezzo che i designatori scriveranno per la Gazzetta dello Sport”. E ancora. Bergamo: “L'espulsione di Thuram contro la Fiorentina c'era (l'arbitro non l'aveva data, n.d.r. ) ... ma io dirò tutta una cosa, vedrai come te la scrivo bene...”.
Dai giornalisti-arbitri ai giornalisti imparruccati. È a dir poco disinvolto, se non familiare, il rapporto che Moggi intrattiene con Aldo Biscardi, direttore dei servizi sportivi di La7 e conduttore del popolare Processo. Per Lucianone, Aldo è un pupazzo di peluche, lo strapazza come e quando vuole.
BISCARDI. Pronto?
MOGGI. Vorrei il dottor Biscardi.
BISCARDI. Sono io.
MOGGI. Io sono Moggi Luciano.
BISCARDI. Uhè, Lucià!
MOGGI. Allora ieri ho chiamato qui il nostro amico di Trieste... Baldas (l'ex designatore arbitrale, moviolista del Processo)... gli ho fatto una bella cazziata, ma non ce n'era bisogno. Lui non ha colpa. La colpa ce l'hai tutte te de 'sta cosa...
I due cominciano a parlare di mercato e di nuovi acquisti.
MOGGI. ... ma se non viene poi un cambio non prendo più nessuno. Ma perché dobbiamo ammazzare il campionato?
BISCARDI. No, tu non ammazzi un cazzo! Magari l'ammazzavi l'anno scorso, mi dovresti dà 40 milioni... hai fatto la scommessa con me e hai perso.
MOGGI. Aldo, ma io... sei come un orologio già assicurato, che vuoi che ti dica?
BISCARDI. E dove sta?
MOGGI. ... e lo sai che quando te lo dico...
BISCARDI. ... e non lo so. Non me lo mandi mai!
MOGGI. Ma va!, cazzo, uno te l'ho dato: costava 40 milioni.
Fiorenza Saranzini del Corriere della Sera, tra i più informati cronisti dello scandalo-intercettazioni, svela che anche il leggendario Televoto del Processo era taroccato. “Ad essere truccato non sarebbe stato soltanto il Moviolone – scrive la giornalista – ma anche il Televoto dei telespettatori”. E cita un'informativa dei giudici. “Una discussione tra Baldas e Corti (giornalista della redazione addetto ai sondaggi telefonici) del 13 dicembre 2004 fa emergere che i sondaggi telefonici sono manipolati secondo esigenze e non secondo l'effettivo parere espresso dal pubblico attraverso le telefonate. Infatti i due commentano l'assoluzione dell'arbitro Pieri (dopo la scandalosa partita Bologna-Juventus 0-1, n.d.r. ) e Moggi nel commentare il risultato di pareggio raggiunto dal televoto con una breve ma eloquente frase pone l'accento sulla circostanza che lo stesso viene manipolato: “Ma che 47 a 47!”; e nonostante Baldas gli dica che il voto era regolare, Moggi per ben due volte quasi lo deride, sconfessandolo. “Ma vattene! Ma vattene! Ma non dir cazzate!”...
È stato così sfacciato e volgare il salvataggio dell'arbitro Pieri compiuto al Processo che Pietro Franza, presidente del Messina – una delle società completamente controllate da Moggi – non resiste, prende il telefono, chiama il suo idolo Luciano e gli dice: “Hai fatto assolvere Pieri (risata, n.d.r. ), se ti assume Berlusconi per i suoi processi, pure Previti... cazzo!, li fai passare tutti!”..
E che dire di Lamberto Sposini, il vicedirettore del Tg5 di Enrico Mentana, quello che per niente al mondo si perderebbe una comparsata al Processo di Biscardi purchè sia chiaro che lui è lì per fare un piacere agli altri, perché lui – don Lamberto - fa parte della ristretta cerchia dell'intellighentia italica e dunque frequenta ben altre compagnie? Proprio lui, il serioso e autorevole Sposini, è citato alle pagine 9 e 10 dell'ordinanza di rinvio a giudizio dei 41 indagati dalla Procura di Napoli, laddove si dice che Moggi era solito condizionare trasmissioni televisive e in particolare alcuni suoi ospiti: “a titolo esemplificativo, in relazione ad alcuni giornalisti citati, Lamberto Sposini (telefonata del 9-11-2004 tra Moggi e Sposini in cui il primo si complimenta con il giornalista per quanto ha fatto nel corso della trasmissione Il Processo di Biscardi circa gli attacchi alla terna arbitrale diretta da Paparesta nella partita Reggina-Juventus; telefonata del 2 maggio 2005 in cui il primo si raccomanda con il secondo per come deve comportarsi nel corso della medesima trasmissione che andrà in onda nella serata e Sposini risponde: “Oh guarda, stasera li facciamo neri, li facciamo neri!”).
Al Processo di La7, tra Baldas e Biscardi, Sposini e compagnia cantante, Moggi si trova che è una meraviglia. Quella che segue – datata 24 gennaio 2005 – è una telefonata tra lui e uno dei volti abituali del teatrino di Biscardi, il giornalista romano Franco Melli.
MOGGI. Stasera si sono pure io. Dico a...
MELLI. Ah, ci sei?
MOGGI. Sì.
MELLI. Ah! E va bè allora! Comunque le cose mi sembrano...
MOGGI. Li... li... li... li rimbalziamo!
MELLI. Sì, sì, li rimbalziamo... 'nte preoccupà!
MOGGI. ... e quello lì a Farina gli facciamo dà addosso!
MELLI. Sì, sì...
MOGGI. Se dicono di Del Pero io la tesi che tengo che Del Piero non è apprezzabile, è un giocatore importantissimo per la Juventus.
MELLI. ... certo, certo. Certo, ma noi dobbiamo dì che non è un caso, capito?
Luciano Moggi è un vero e proprio padrone in casa d'altri: al Processo di Biscardi non solo dice al moviolista Baldas quali arbitri difendere e quali scaricare, ma è la redazione stessa ad interpellarlo per chiedergli il nulla osta (sic) sull'assunzione di personaggi del calcio in veste di opinionisti; ed è lui a decidere addirittura quale dev'essere il compenso da mettere a contratto. Nella telefonata che segue, Moggi sta parlando con Antonella Biscardi.
ANTONELLA BISCARDI. ... allora io ho chiamato Conte per sentire, prima di tutto, se lui fosse disponibile a fare, ogni tanto, il commentatore... Allora vabbè, abbiamo avuto un problema economico, perché ovviamente il budget non è altissimo, e lui voleva insomma un'altra... una cifra... un'altra cifra. Lo può fare secondo te?
MOGGI. Sì, sì. E concordiamo le cose per non mandarlo allo sbaraglio, eh! Quanto gli dai?
ANTONELLA BISCARDI. Guarda, ti spiego, io ero arrivata a 1000 euro a partita, lui no, no, cioè no, ha detto va bene, fammi parlare col direttore (intende Moggi, n.d.r. ), fammi sentire... però voleva sui 1500. Io ci arrivo sui 1500, di più no.
MOGGI. Te ne do io uno di quelli bravi per queste partite qua.
ANTONELLA BISCARDI. Gli devo dà de più?
MOGGI. No, 1500 va bene, ma te ne do uno io di personaggi per il digitale.
ANTONELLA BISCARDI. E dammeli, dammeli. Ma dai.
MOGGI. Gianni Di Marzio.
ANTONELLA BISCARDI. ... e guarda, a bordo campo se vuoi, se c'è una ragazza di bordo campo che ti piace, ancora ci ho una persona da mettere in bordo campo.
MOGGI. ... e allora tieni fermo lì che ti trovo io il bordo campo!
Come dice Innocenzo Mazzini: “Vecchio sudicione!”...
Una cosa è certa: la forza distruttiva dello scandalo-intercettazioni è talmente potente che dopo aver provocato la caduta di Carraro (presidente federale), Mazzini (vice), Giraudo e Moggi (dirigenti Juve), Lanese (presidente Aia), Pairetto e Bergamo (designatori), De Santis (l'arbitro dei Mondiali), Pappa (capo Ufficio Inchieste), Attardi (vice), di altri 8 arbitri, di 11 guardalinee e chi più ne ha più ne metta, lo tsunami della Cupola ha travolto e spazzato via persino il Processo di Biscardi, cui La7 ha intimato – per favore – di raccogliere in fretta tutte le sue cose e togliere il disturbo. Conoscendo Biscardi, e conoscendo gli italiani, non dubitiamo di ritrovarlo presto tra i sopravvissuti, magari in un Pronto Soccorso: pardon, in una tivù locale che lo accolga amorevolmente. Sulla tragicommedia del Processo, questo è il bell'articolo di Stefano Olivari su Indiscreto.it.
Dopo ventisei anni il Processo pare sia arrivato al capolinea. Ci concediamo il dubbio: visto che una trasmissione con un suo pubblico fedele a rotazione (non si poteva resistere più di 10 minuti), per quanto trash sia, di sicuro non avrà problemi a trovare altri canali ed altri sbocchi. Il 6 per 100 di share su La7 equivale a un 40 per 100 su Rai Uno, non occorre essere studiosi di televisione per intuirlo. Insomma, la commemorazione di Biscardi e delle sue esilaranti maschere ci sembra prematura. Nella decisione forse tronchettiana di cassare questa trasmissione, per motivi di immagine (invece fino a un mese fa...) dopo l'ultimo, esaltante show dello scaricamento di Baldas e della professione di anti-juventinismo (come se essere contro la Juve fosse una qualità) per dimostrare la propria indipendenza, è facile notare una buona dose di ipocrisia: nel panorama del calcio e dell'informazione sportiva italiana il Processo era infatti l'unica cosa dichiaratamente finta, come affermato da un Tribunale, al contrario dell'attività sportiva e dirigenziale. Per non parlare di quella giornalistica cosiddetta seria: quella del “nel secondo tempo però ha legittimato il risultato” e del “bravo a cercare il contatto”.
Qualcuno al mondo si è mai formato un'opinione sulla base della Supermoviola o degli interventi degli ospiti con una parte fissa in commedia? Ovviamente no, nemmeno nel nostro bar (periferia di Milano, unico giornale la Gazzetta, semi-milanesi ottantenni e maghrebini ventenni, unico argomento il calcio) abbiamo mai sentito commentare o riprendere un'opinione di Santini, di Corno, di Crudeli, di Ravezzani o di Jacobelli; bravi, nel loro genere bravissimi, ma la trasmissione finiva alla mezzanotte del lunedì. Non che non dicessero niente di serio, anzi, ma era il contesto stesso a buttare tutto in vacca. Come si poteva dare importanza ad una trasmissione che spacciava per “esclusive” conferenze-stampa con mille giornalisti, che rimandava gli scoop sempre a dopo il successivo blocco (fino a non darli mai), che mostrava e-mail scritte tutte con lo stesso carattere e inneggianti alla moviola in campo, che dava spazio alla rassegna-stampa scandinava di Klaus Davi?
In questo senso colpisce l'attenzione di Luciano Moggi anche per i singoli interventi degli ospiti, tanto da istruire alcuni di loro prima della trasmissione. Penosa solo l'idea di uno dei più famosi (purtroppo è vero) giornalisti televisivi del paese, Lamberto Sposini, che veniva caricato a pallettoni contro la vittima mediatica di turno o per dare ragione al ministro Pisanu, uno che usava il suo potere per la salvezza della Torres. Non stiamo parlando di un personaggio in declino, come qualche Buffalo Bill che Biscardi teneva in vita artificialmente, ma di un giornalista che si è dimesso da vicedirettore del Tg5 e che è in corsa per una direzione-Rai (magari in coppia con Scardina). Penosa solo l'idea di un giornalista del livello di Franco Melli che preannuncia a Moggi il suo intervento anti-Milan e che intanto gli chiede una raccomandazione per il figlio. Penosa solo l'idea delle istruzioni al moviolista per stroncare gli arbitri nemici e aiutare quelli amici, magari con l'ausilio di un televoto taroccato a un livello che imbarazza anche Moggi, stupito di come una domanda possa avere il 47 per 100 di sì e il 47 per 100 di no, a meno che non esista un 6 per 100 di dementi che telefoni solo per dire “Non so”. Penoso Tosatti che in pubblico denigrava la trasmissione (tre settimane fa sul Magazine del Corriere della Sera, ultimo esempio) mentre al telefono con Moggi discuteva di Biscardi da “istruire”. Penoso l'accanimento attuale contro una trasmissione a cui il 99 per 100 di noi sarebbe andato, se solo fosse stato invitato.
Insomma:le intercettazioni hanno fatto chiarezza sull'onestà di molti dirigenti e di molti personaggi minori di questo mondo, ma sulla credibilità della trasmissione di Biscardi non hanno aggiunto niente. È il calcio che credevamo fosse vero. Condizionato da varie mafie e da vari poteri, ma fondamentalmente vero...
Se Manzoni diceva: “Addio monti sorgenti dall'acque ed elevati al mare”, a noi che al ginnasio stentavamo non resta che dire: “Addio alle polemiche che fioccano come nespole; addio ai giornalisti inabissati di e-mail; addio ai cronisti che si tuffano sulle notizie come stormi di piranhas; addio alle puntate sul doping e sul mandorlone; addio al grande fuoriclasse Manuel Rui Crosta; addio Biscardi! È stato bello, un bell'applauso! Non ti dimenticheremo!”.
Domande in libertà. Se i tesserati del calcio che sono venuti meno ad ogni più elementare regola di etica, decenza, deontologia professionale, rischiano anni e anni di squalifica, qualcuno la radiazione, e le loro società dure condanne, quello che ci dobbiamo chiedere è: dei giornalisti che vengono meno al comandamento numero 1 del loro lavoro – essere liberi e testimoniare la verità – che ce ne facciamo? Li rivedremo tutti in tivù a sparare i loro pistolotti indigeribili o un minimo senso di decenza suggerirà loro di confondersi dietro le quinte accontentandosi, come si dice, di portare a casa la pagnotta? E in ogni caso (e scusate l'espressione): che figura di m***a ci abbiamo fatto?"
ALTRI LINK: http://tuttointerblog.blogspot.com/2008/11/giornalisti-vs-inter.html
http://tuttointerblog.blogspot.com/2008/02/esempio-di-giornalismo-italiano.html
Paolo Ziliani