Il vicepresidente nerazzurro giustifica così il lungo digiuno dallo scudetto: 'Ed è per questo che considero Moratti un fratello, non si è mai piegato ai giochi di potere'. Definisce poi inaccettabili i cori razzisti verso Zoro
"Uno dei motivi per cui da tanti anni l'Inter non vince uno scudetto è perchè non si è mai piegata a giochi di potere". Così Marco Tronchetti Provera, vicepresidente dell'Inter, risponde alla domanda di Pietro Calabrese, direttore di Panorama, sul lungo digiuno nerazzurro. "Per questo - ha aggiunto Tronchetti Provera - considero Massimo Moratti un fratello, perchè non si è mai piegato a giochi di potere. Poi, noi facciamo tanti errori, ma non giochi di potere". Tronchetti Provera, presente insieme a Calabrese all'incontro promosso all'Osservatorio Giovani-Editori di Andrea Ceccherini, è stato anche interpellato da uno dei 250 studenti che partecipano all'iniziativa del 'Quotidiano in classe' a proposito dell'articolo pubblicato da 'la Padania', secondo il quale è stata "una vergogna far giocare undici giocatori stranieri" come l'Inter ha fatto in Champions League. Per il vicepresidente nerazzurro si tratta di cose che "non meritano neppure di essere commentate, bisogna solo rifiutarle". E per quanto riguarda i cori razzisti che, domenica scorsa,alcuni tifosi dell'Inter hanno rivolto al difensore ivoriano del Messina Zoro, Tronchetti Provera li ha definiti "inaccettabili".
29/11/05
TRONCHETTI PROVERA DICE LA SUA !
Il vicepresidente nerazzurro giustifica così il lungo digiuno dallo scudetto: 'Ed è per questo che considero Moratti un fratello, non si è mai piegato ai giochi di potere'. Definisce poi inaccettabili i cori razzisti verso Zoro
"Uno dei motivi per cui da tanti anni l'Inter non vince uno scudetto è perchè non si è mai piegata a giochi di potere". Così Marco Tronchetti Provera, vicepresidente dell'Inter, risponde alla domanda di Pietro Calabrese, direttore di Panorama, sul lungo digiuno nerazzurro. "Per questo - ha aggiunto Tronchetti Provera - considero Massimo Moratti un fratello, perchè non si è mai piegato a giochi di potere. Poi, noi facciamo tanti errori, ma non giochi di potere". Tronchetti Provera, presente insieme a Calabrese all'incontro promosso all'Osservatorio Giovani-Editori di Andrea Ceccherini, è stato anche interpellato da uno dei 250 studenti che partecipano all'iniziativa del 'Quotidiano in classe' a proposito dell'articolo pubblicato da 'la Padania', secondo il quale è stata "una vergogna far giocare undici giocatori stranieri" come l'Inter ha fatto in Champions League. Per il vicepresidente nerazzurro si tratta di cose che "non meritano neppure di essere commentate, bisogna solo rifiutarle". E per quanto riguarda i cori razzisti che, domenica scorsa,alcuni tifosi dell'Inter hanno rivolto al difensore ivoriano del Messina Zoro, Tronchetti Provera li ha definiti "inaccettabili".
SCONTRO MOGGI GIRAUDO VS FACCHETTI
Dopo aver raggiunto Parigi insieme con Luis Figo per partecipare in rappresentanza dell'Inter alla festa per i 50 anni della rivista France Football, che oggi ha assegnato il Pallone d'Oro a Ronaldinho, al presidente dell'Inter, Giacinto Facchetti, sono state riportate le dichiarazioni, rilasciate in mattinata a Torino dai dirigenti della Juventus, sul club nerazzurro. ''A Moggi mi sento di rispondere solo che, fra le tante cose che fa nel calcio, non sapevo che volesse anche scrivere in anticipo le sentenze del Giudice Sportivo -ha commentato Facchetti sul sito dell'Inter-. Invece, per quanto riguarda l'immoralita' citata da Giraudo, non puo' essere immorale chi spende soldi propri e non credo che debba spiegare io a Girando quali sono le cose veramente immorali del calcio italiano, lui dovrebbe conoscerle bene''.
08/11/05
Inter, è sempre la solita storia
Distacchi altissimi, un deludente 4° posto, confusione tattica.
L'inizio è noto: l'Inter, il suo presidente e il suo allenatore convinti di avere fatto gli acquisti giusti e il salto di qualità. La risposta è arrivata disarmante dopo sole undici giornate: la stagione dell'Inter, almeno in campionato, è avviata verso il fallimento. Nella scorsa stagione c'era la bizzarria dei pareggi e un'imbattibilità che faceva immaginare qualche grandezza: quest'anno la squadra di Mancini ha perso già tre volte e nello 0-0 contro la Lazio c'è stata soprattutto povertà generale. Adesso è facile fare delle ironie, il Chievo è dietro solo di un punto, la sgangherata Roma di questi mesi ne ha solo due di ritardo: l'Inter, più che allo scudetto, deve cominciare a preoccuparsi di non uscire dalle quattro della Champions League. Sembrava che il campionato avesse un tridente di squadre fuori portata: da quel gruppo l'Inter è retrocessa. Un ridimensionamento evidente c'era già stato a Torino, quando era sovrastata dalla Juve in un match senza storia: ora il distacco dai bianconeri è salito a 10 punti, otto quello dal Milan, cinque quello dalla Fiorentina, squadra che si era salvata fortunosamente dalla B appena quattro mesi fa. Evidentemente c'è chi nell'estate ha lavorato bene e chi no: l'Inter rientra in questa seconda categoria. Della gara di Roma ha impressionato la mancanza generale dell'importanza della partita, che era da vincere ad ogni costo: all'Inter sono mancate aggressività, ritmo, persino disperazione, per evitare di scivolare ancora una volta in un campionato senza stimoli e traguardi, fidando solo nella Champions League, dove il percorso finora è positivo. La gara di Roma ha dimostrato anche come il percorso dell'Inter non sia rettilineo ma spesso casuale: dopo avere negli anni comprato legioni di laterali, nella ripresa all'Olimpico Mancini ha inventato uno schieramento con Figo dietro le punte, alla Kakà. Una novità assoluta che si rimangiava stagioni di onerose campagne acquisti (compreso Solari, uno dei tanti, passato da giocatore imprescindibile a panchinaro). E che Figo, un giocatore chiaramente nel periodo declinante, sia alla fine il migliore dice anche dello sperpero tecnico della squadra.
Esempio contrapposto quello di Pizarro, voluto fermamente e poi lasciato immalinconire come vice-Veron, fino alle magre figure di sabato, contro avversari molto più modesti tecnicamente. Certo adesso tutti vanno sotto processo, a cominciare dalla società: ma se Adriano può saltare gli allenamenti senza essere sanzionato non è che poi si possa fare prediche o imporre la disciplina. Mancini non è a rischio, come ripete il club, ma in questo clima allo sbando c'è il suo contributo. Il rapporto con il brasiliano è logorato (tra i via vai per rispondere alle convocazioni della nazionale brasiliana, problema che si ripresenta anche in questa sosta), poi ci sono le scelte tecniche avventurose, a volta dettate da amicizia. Presentare Mihajlovic, alla sua età e dopo l'infortunio, è stato un azzardo, e infatti l'ex compagno di Lazio si è fatto subito male: incredibilmente era stato lasciato in panchina Samuel. Così la rinuncia costante a Cruz, uno che, al di là dei gol che fa, sa giocare a pallone, scambiare con i compagni, avere un'idea dell'azione come si svolge, contrariamente alla coppia Martins-Adriano. E, soprattutto, ora c'è il dito puntato del Chievo, fare del buon gioco non è solo questione di uomini ma di idee, di progetti e di storia. Ma in effetti, quello che ancora accade, è esattamente la continuazione della solita storia dell'Inter.
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