03/10/05

Ko di Torino, ora no a processi e allarmismi

Domenica sera, al Delle Alpi, la Juve è stata nettamente superiore all’Inter. Certo, quando si parla di grandi squadre – massicciamente infarcite di fuoriclasse in ogni reparto – è difficile parlare di partite a senso unico. L’Inter, soprattutto nel secondo tempo, ha creato qualche pericolo e probabilmente, con qualche rifinitura migliore e un pizzico di buona sorte, poteva porre le basi per una rimonta. Ma nel complesso la Juve ha sempre controllato la partita. Nel primo tempo, fin quando è rimasto in campo Ibrahimovic (attualmente è una spanna sopra tutti gli altri grandi del mondo, compreso il nostro Adriano), i bianconeri davano l’impressione di poter affondare quando volevano, e soprattutto avevano il centrocampo in mano. Dopo l’uscita dal campo dello svedese, si è difesa con forza, attuando un pressing feroce e nel contempo ordinato; ha lasciato pochissimi spazi utili ai nerazzurri. Dobbiamo essere delusi? Penso di no, ogni partita ha una sua storia, e – ripeto – soprattutto quando si affrontano grandissimi giocatori, è inutile ragionare per valori assoluti. Voglio dire che la sconfitta di Torino non deve assolutamente avere significati trascendentali ai novanta minuti, la Juve "non è" superiore all’Inter, bensì ha avuto il merito di "essere stata", in quella partita, superiore all’Inter. Anzi, l’ambiente interno ed esterno non deve cadere nell’errore di sentirsi inferiore, di non essere maturato, di dover dimostrare tutto nella prossima partita. Atteggiamenti simili genererebbero soltanto isterismi e nervosismo. Perdere a Torino ci può stare, continuare in un percorso involutivo invece no. Andiamo avanti, non è successo nulla, anzi dobbiamo uscirne più forti di prima, consapevoli delle nostre enormi potenzialità. In tal senso, sarà senza dubbio importante il rientro di Javier Zanetti sulla fascia destra; Ivan Cordoba è un grande difensore, ma sicuramente ha un gioco prevedibile e sin troppo "da compitino" nella fase offensiva. Il capitano argentino, invece, può imbastire soluzioni di gioco più imprevedibili con il portoghese Figo. Una piccola critica costruttiva per il nostro Martins, che è poi anche un invito al nostro tecnico: il giovane nigeriano ha una reattività muscolare e una velocità di corsa davvero incredibili, e con queste doti si è affermato a livello giovanile supplendo alla mancanza nei fondamentali tecnici. Non sarebbe ora di recuperare il lavoro trascurato, con esercitazioni mirate e ore e ore sul campo? Sicuramente Maradona si nasce e non si diventa, però Oba-Oba deve ancora migliorare tanto sotto questo aspetto, e può farlo se lo vuole. Un Martins con queste doti atletiche e una tecnica migliore sarebbe, allora sì, da Pallone d’Oro.