08/11/05

Inter, è sempre la solita storia

Distacchi altissimi, un deludente 4° posto, confusione tattica. L'inizio è noto: l'Inter, il suo presidente e il suo allenatore convinti di avere fatto gli acquisti giusti e il salto di qualità. La risposta è arrivata disarmante dopo sole undici giornate: la stagione dell'Inter, almeno in campionato, è avviata verso il fallimento. Nella scorsa stagione c'era la bizzarria dei pareggi e un'imbattibilità che faceva immaginare qualche grandezza: quest'anno la squadra di Mancini ha perso già tre volte e nello 0-0 contro la Lazio c'è stata soprattutto povertà generale. Adesso è facile fare delle ironie, il Chievo è dietro solo di un punto, la sgangherata Roma di questi mesi ne ha solo due di ritardo: l'Inter, più che allo scudetto, deve cominciare a preoccuparsi di non uscire dalle quattro della Champions League. Sembrava che il campionato avesse un tridente di squadre fuori portata: da quel gruppo l'Inter è retrocessa. Un ridimensionamento evidente c'era già stato a Torino, quando era sovrastata dalla Juve in un match senza storia: ora il distacco dai bianconeri è salito a 10 punti, otto quello dal Milan, cinque quello dalla Fiorentina, squadra che si era salvata fortunosamente dalla B appena quattro mesi fa. Evidentemente c'è chi nell'estate ha lavorato bene e chi no: l'Inter rientra in questa seconda categoria. Della gara di Roma ha impressionato la mancanza generale dell'importanza della partita, che era da vincere ad ogni costo: all'Inter sono mancate aggressività, ritmo, persino disperazione, per evitare di scivolare ancora una volta in un campionato senza stimoli e traguardi, fidando solo nella Champions League, dove il percorso finora è positivo. La gara di Roma ha dimostrato anche come il percorso dell'Inter non sia rettilineo ma spesso casuale: dopo avere negli anni comprato legioni di laterali, nella ripresa all'Olimpico Mancini ha inventato uno schieramento con Figo dietro le punte, alla Kakà. Una novità assoluta che si rimangiava stagioni di onerose campagne acquisti (compreso Solari, uno dei tanti, passato da giocatore imprescindibile a panchinaro). E che Figo, un giocatore chiaramente nel periodo declinante, sia alla fine il migliore dice anche dello sperpero tecnico della squadra. Esempio contrapposto quello di Pizarro, voluto fermamente e poi lasciato immalinconire come vice-Veron, fino alle magre figure di sabato, contro avversari molto più modesti tecnicamente. Certo adesso tutti vanno sotto processo, a cominciare dalla società: ma se Adriano può saltare gli allenamenti senza essere sanzionato non è che poi si possa fare prediche o imporre la disciplina. Mancini non è a rischio, come ripete il club, ma in questo clima allo sbando c'è il suo contributo. Il rapporto con il brasiliano è logorato (tra i via vai per rispondere alle convocazioni della nazionale brasiliana, problema che si ripresenta anche in questa sosta), poi ci sono le scelte tecniche avventurose, a volta dettate da amicizia. Presentare Mihajlovic, alla sua età e dopo l'infortunio, è stato un azzardo, e infatti l'ex compagno di Lazio si è fatto subito male: incredibilmente era stato lasciato in panchina Samuel. Così la rinuncia costante a Cruz, uno che, al di là dei gol che fa, sa giocare a pallone, scambiare con i compagni, avere un'idea dell'azione come si svolge, contrariamente alla coppia Martins-Adriano. E, soprattutto, ora c'è il dito puntato del Chievo, fare del buon gioco non è solo questione di uomini ma di idee, di progetti e di storia. Ma in effetti, quello che ancora accade, è esattamente la continuazione della solita storia dell'Inter.